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giovedì, luglio 02, 2009

LE BUGIE DI REPORTER SENZA FRONTIERE SU CUBA

DI SALIM LAMRANI*
Giustifica

Un reportage con telecamera nascosta, ampiamente diffuso dai maggiori canali televisivi occidentali, mostra la direzione del Melia Cohiba all'Avana vietare l'accesso a internet ai cubani e riservarlo ai clienti dell'hotel. Reportage questo, su cui si fonda la campagna di denuncia promossa da Reporter Senza Frontiere (RSF) contro la censura politica castrista. Problema: questa piccola messa in scena è contraddetta da altri documenti citati dalla stessa pseudo-ONG.

Il 20 maggio 2009 RSF ha pubblicato una dichiarazione su Cuba nella quale si afferma: “chiunque può navigare su internet...a meno che non si tratti di un cubano”. Per sostenere la sua tesi RSF presenta un video, filmato tramite telecamera nascosta, di una scena durante la quale un cubano si vede vietato l'accesso a internet in un hotel [1]. L'organizzazione aggiunge che “colui che naviga su internet rischia fino a vent'anni di prigione per la pubblicazione di un articolo contro-rivoluzionario (articolo 91) e 5 anni per connessione illegale”. Inoltre RSF ricorda che: “Cuba resta la seconda prigione per giornalisti al mondo, dopo la Cina” sottolineando che “24 professionisti dei media” sono “imprigionati col falso pretesto di essere mercenari al soldo degli Stati Uniti” [2].

Risulta semplice mettere RSF davanti alle sue contraddizioni. In effetti, mentre l'organizzazione parigina afferma che nessun cubano può connettersi ad internet, ecco spuntare il link..."il testo della blogger Yoani Sanchez” che vive a Cuba e che si pronuncia apertamente contro il governo dell'Avana tramite internet. Come può la Sanchez esprimersi, se non ha l'accesso ad internet? Il suo ultimo intervento risale al 27 maggio 2009. Ha inoltre scritto il 25 maggio, il 23 maggio, il 22 maggio, il 19 maggio, il 18 maggio, il 16 maggio, il 15 maggio, il 13 maggio, il 10 maggio, il 9 maggio, il 7 maggio, il 6 maggio, il 4 maggio, il 2 maggio, il 29 aprile, il 28 aprile, il 27 aprile, il 26 aprile, il 25 aprile, il 23 aprile e il 21 aprile 2009. Così, durante il mese che ha preceduto la pubblicazione della dichiarazione di RSF riguardo internet a Cuba, Yoani Sanchez ha potuto connettersi a internet, da Cuba, almeno 18 volte [3].

RSF si contraddice scioccamente da una pubblicazione all'altra. Così in un rapporto del marzo 2008 riguardo al giornalismo indipendente a Cuba, l'ente parigino sottolinea che "il blog di Yoani Sánchez fa parte di un più ampio portale, Consenso/Desdecuba.com, animato da 5 blogger e con una redazione formata da 6 persone, il cui obiettivo è essenzilamente commentare l'attualità politica del paese. Il sito può vantarsi di aver raggiunto quota 1,5 milioni di visitatori nel febbraio scorso, a un anno dalla nascita, di cui 800.000 grazie al blog Generacion Y. Più impressionanate ancora, il 26% dei visitatori ha domicilio a Cuba, in terza posizione a seguito di Stati Uniti e Spagna"[4]. Una semplice domanda: come possono "il 26% dei lettori cubani" consultare il blog della Sánchez se è vietato loro l'accesso a internet?[5]

RSF ha utilizzato il caso isolato di un hotel, col supporto di una telecamera nascosta, per generalizzare il divieto d'accesso ad internet all'isola intera e stigmatizzare le autorità cubane. Il colmo della storia è l'intervento di Yoani Sánchez del 23 maggio: "abbiamo fatto un'inchiesta tramite una dozzina di blogger in più di 40 hotel della città e tutti, tranne l'Occidental Miramar, hanno affermato di non essere a conoscenza del regolamento che vieterebbe l'accesso a internet ai cubani". La blogger preferita dei media occidentali è la prima a contraddire le citazioni pretestuose di RSF.[6].

RSF afferma in seguito che chiunque pubblichi un articolo critico nei riguardi del governo cubano è passibile di vent'anni di reclusione e cita, con l'intento di supportare la sua tesi l'articolo 91, senza fornire abbastanza precisazioni. Cosa dice l'articolo 91 del Codice Penale cubano? Eccolo nella sua integrità: "colui che, nell'interesse di una nazione straniera, svolge attività il cui fine è di danneggiare l'indipendenza dello Stato cubano o la sua intergrità territoriale, sarà passibile dai 10 ai 20 anni di reclusione, o di pena di morte". La menzogna sfacciata da parte di RSF è facilmente constatabile. L'articolo in questione, infatti, non vieta affatto la pubblicazione di analisi di carattere eterodosso su internet e non limita in alcun modo la libertà d'espressione. Ciò che viene sanzionato, sono invece gli atti di tradimento alla patria [7].

Questa stessa logica porterebbe ad utilizzare l'articolo 411-2 del Codice Penale francese ("Il fatto di offrire a una potenza straniera, o a un'organizzazione estera o sotto controllo estero, o ai loro agenti o soldati appartenenti alle forze armate francesi, in tutto o in parte il territorio del paese, è punibile con la detenzione per la vita e 750000 euro d’ammenda") o la sezione 411-4 ("il fatto di tenere rapporti di intelligence con una potenza straniera, un'impresa o un'organizzazione straniera o sotto controllo straniero o con i loro agenti, al fine di suscitare ostilità o atti di aggressione contro la Francia, è punito con 30 anni di detenzione e 450.000 euro di ammenda. È punito allo stesso modo il fatto di fornire ad una potenza straniera, ad un'impresa o ad un'organizzazione straniera o sotto controllo straniero o ai loro agenti, i mezzi per intraprendere ostilità o compiere atti di aggressione contro la Francia") per accusare il governo di Nicolas Sarkozy di repressione contro coloro che navigano in internet.

D'altro canto, basta consultare il blog di Yoani Sánchez, estremamente critico nei confronti delle autorità cubane, o leggere gli scritti dell'opposizione per rendersi conto di quanto le accuse fatte dall'organizzazione parigina siano prive di fondamento.

RSF certifica ugualmente che ogni cubano è passibile di "una pena di 5 anni per connessione illegale ad internet". Qui l'ente francese si limita a sentenziare un'affermazione perentoria senza nemmeno prendersi la briga di citare un testo di legge che, evidentemente, non esiste. Ancora una volta, RSF asserisce l'ennesima anti-verità.

Infine, RSF ripete la stessa manfrina assicurando che "24 professionisti dei media" sono "detenuti con la falsa accusa di essere mercenari al soldo degli Stati Uniti". L'organizzazione non è in grado di mostrare coerenza e rigore nei propri documenti. Infatti, nella versione spagnola di questo articolo, parla di non più di "19 detenuti" [9]. Ma i numeri importano poco, la beffa è doppia ancora una volta. Da un lato, sui "24 professionisti dei media" citati dall’organizzazione, solo uno è in possesso di una formazione da giornalista, Oscar Elias Biscet. Gli altri non avevano mai esercitato il mestiere prima di prendere la parte del dissenso. D'altro canto, questi individui non sono stati condannati per la loro produzione intellettuale sovversiva, bensì per aver accettato compensi in denaro offerti da Washington, passando così da agenti all'opposizione a collaboratori pagati da una potenza straniera, commettendo automaticamente un reato grave punito non solo dalla legge cubana, ma dal codice penale di ogni paese del mondo. Vi sono molteplici prove a sostegno di quanto finora affermato: gli Stati Uniti riconoscono di finanziare l'opposizione interna cubana e i loro stessi documenti lo attestano, i dissidenti confessano di ricevere aiuti finanziari da parte di Washington e anche Amnesty International ammette che le persone incarcerate sono state condannate "per aver ricevuto fondi o materiale dal governo statunitense per delle attività percepite dalle autorità come sovversive o dannose per Cuba"[10].

RSF non è un'organizzazione degna di credito poiché la sua agenda è innanzitutto politica e ideologica. Come si è potuto constatare, è facile mettere l'organizzazione parigina di fronte alle sue contraddizioni e svelarne le manipolazioni. D'altronde, RSF non può godere di nessuna legittimità poiché riconosce di essere finanziata dal National Endowment for Democracy (NED) che altro non è che la facciata ufficiale della CIA , come ha osservato il New York Times nel marzo 1997 affermando che il NED "è stato creato 15 anni fa per continuare a eseguire pubblicamente ciò che la CIA ha fatto per decenni di nascosto"[12].

*Salim Lamrani Docente presso l’Université Paris-Descartes e all'Université Paris-Est Marne-la-Vallée e giornalista francese, specialista nelle relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Autore di "Cuba di fronte all'impero: Propaganda, guerra economica e terrorismo di Stato", ultimo libro pubblicato in francese: "Double Morale. Cuba, l’Union européenne et les droits de l’homme".

[1] « Restricción del acceso a Internet para cubanos en el hotel Melia Cohíba », YouTube

[2] Reporters sans frontières, « N’importe qui peut naviguer sur Internet… sauf s’il est cubain », 20 maggio 2009 (sito consultato il 20 maggio 2009).

[3] Yoani Sánchez, Generación Y (sito consultato il 24 maggio 2009).

[4] Claire Vœux, Cuba. Cinq ans après le « Printemps noir », les journalistes indépendants font de la résistance, Reporters sans frontières, marzo 2008. Document téléchargeable (site consulté le 20 mai 2009).

[5] Reporters sans frontières, « Cuba : rapport 2008 » (sito consultato il 20 maggio 2009).

[6] Yoani Sánchez, «‘Sentada’ blogger », Generación Y, 23 maggio 2009 (sito consultato il 27 maggio 2009).

[7] Ley n°62, Código Penal de Cuba, Libro II, Artículo 91, 29 dicembre 1987. Documento scaricabile (sito consultato il 24 maggio 2009).

[8] Codice Penale Francese, Parte Legislativa, Libro IV, Titolo 1, Capitolo 1, Sezioni 1 e 2.

[9] Reporters sans frontières, « Cualquiera puede navegar por Internet...salvo los cubanos », 20 maggio 2009 (sito consultato il 26 aprile 2009).

[10] Amnesty International, « Cuba. Cinq années de trop, le nouveau gouvernement doit libérer les dissidents emprisonnés », 18 marzo 2008 (sito consultato il 23 aprile 2008).

[11] « La NED, nébuleuse de l’ingérence "démocratique" », di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 22 gennaio 2004.

[12] Salim Lamrani, Cuba. Ce que les médias ne vous diront jamais (Paris : Editions Estrella, 2009), di prossima pubblicazione.

Titolo originale: "Les mensonges de Reporters sans frontières sur Cuba"

Fonte: http://www.voltairenet.org
Link
30.05.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RAMONA RUGGERI

domenica, maggio 31, 2009

Microsoft chiude Messenger a Cuba

Microsoft ha deciso di interrompere il servizio Live Messenger per tutti i suoi utenti a Cuba, una decisione “contrastante con le ultime misure annunciate da Obama”.
Lo afferma il sito ufficiale Cubadebate
(http://www.cubadebate.cu/index.phptpl=design/especiales.tpl.html&newsid_obj_id=15205 ).

I cibernauti che cercano di connettersi ricevono il messaggio di errore 810003c1, il quale, secondo quanto si legge nella pagina di supporto di Windows Live, è dovuto al fatto che “Microsoft ha cancellato il Windows Live Messenger IM per gli utenti di paesi posti sotto embargo dagli Stati Uniti, motivo per cui Microsoft non offrirà più il servizio di Windows Live.”

Oltre a Cuba gli altri paesi penalizzati sono Iran, Corea del Nord, Siria e Sudan. Cubadebate offre come “soluzione temporanea al problema” il cambiare l’indirizzo di residenza del conto Hotmail.

Gli Stati Uniti mantengono un blocco contro Cuba dal 1962, ma il presidente statunitense Barack Obama ha eliminato ad aprile le restrizioni ai viaggi e alle rimesse dei cubano-americani che hanno parenti a Cuba e la settimana scorsa ha proposto la ripresa degli incontri con l’isola sul tema della immigrazione, sospesi nel 2003 dalla amministrazione Bush.

domenica, maggio 17, 2009

Incontro dibattito a Verona: " CUBA LA RESISTENZA POSSIBILE " 26 maggio 2009

Un importante occasione per ripercorrere, capire, conoscere, la realtà straordinaria di un popolo che da 50 anni resiste "agl'attacchi" perpetrati con un blocco economico, politico, culturale a dir poco vile e anacronistico, condannato per ben 17 volte dall'ONU, da parte dell'impero più poderoso che la storia conosca.

La serata si terrà martedì 26 maggio alle ore 21 nella sala E. Lucchi in Piazzale Olimpia n.3 a Verona (Palazzina dietro lo stadio di calcio Bentegodi).
Guarda la mappa. L'entrata è gratuita.



(Clicca sull'immagine per ingrandirla)

Interverranno:

- YAMILA PITA MONTES (Consiglire Politico Ambasciata Cubana in Italia)
- ANDREA GENOVALI (Resp. Naz. Esteri Comunisti Italiani)
- PAOLO ROSSIGNOLI (Edizioni Achab Verona)
MODERA: DANIELE DOSSI (Circolo Italia-Cuba Verona)

Per maggiori informazioni contattateci all'indirizzo e-mail: redazione@italiacuba-verona.com

martedì, maggio 12, 2009

Alcune considerazioni....

Roxana Saberi, la giornalista iraniano-americana accusata dalle autorità di Teheran di spionaggio in favore degli Stati Uniti, è stata scarcerata. In primo grado era stata condannata a 8 anni di reclusione, ma in appello la pena è stata ridotta a due anni con sospensione condizionale.

Le autorità di Theheran, dopo averla arrestata il 31 gennaio scorso, l'hanno liberata.
Non male per quello che viene definito stato "canaglia" che sostiene il terrorismo internazionale, non rispetta i diritti umani e che tenta di costruire armi nucleari.
A sostenere ciò è il governo USA, che nel frattempo non disdegna di dare supporto e asilo a terroristi reo confessi, di sequestrare, torturare, bombardare qua e là, di mantenere il più grande arsenale nucleare al mondo, di trattenere in carcere (duro) da oltre 10 anni (e non da tre mesi) 5 cubani contro i quali va in scena da troppo tempo una farsa giuridica, che la dice lunga sui concetti di giustizia e diritti umani che regnano nei democratici Stai Uniti.
Il Presidente Obama, nei giorni scorsi era intervenuto sul caso chiedendo la liberazione della giornalista e lo stesso ha fatto la Segretaria di Stato Clinton. Ora sig. Presidente rivolga il medesimo appello al sistema politico giudiziario del Suo Paese e faccia rilasciare i cinque cubani, illegalmente detenuti dal 1998.

Il Segretario del circolo Italia-Cuba di Verona


LIBERTA' PER I 5 EROI PRIGIONIERI DELL'IMPERO

martedì, maggio 05, 2009

Le dimenticanze della bloggera di moda, Yoani Sanchez

Scritto da Gianni Minà

Non tanto per l’informazione a Cuba, ma per la disinformazione che regna in Italia, mi ha colpito il candore di un lettore del mio sito che giudica il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, scevro da ideologie o interessi poltici.

Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su.

C’è un intero continente con tutti i nuovi presidenti finalmente presentabili dell’America latina che non solo chiede agli Stati uniti la cancellazione dell’embargo, ma si sta battendo anche per il rientro di Cuba in tutti gli organismi dai quali l’isola era stata prepotentemente esclusa per volere proprio degli Stati uniti.

Questi presidenti, da Lula a Chavez, a Evo Morales, a Correa, ma anche dall’argentina Kirchner alla cilena Bachelet, o all’ex vescovo Lugo, sanno perfettamente che Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport, che questi premiers ancora sognano per i loro paesi, pur essendo più ricchi e non feriti da un blocco economico insensato e ingiusto.

I ragazzi cubani che Yoani Sanchez sostiene vivono solo privazioni sanno perfettamente, infatti, che queste conquiste sociali rendono Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente.

Yoani Sanchez, nei suoi articoli, fa finta di non saperlo.

Forse è per ribattere questo tipo di dimenticanze che ho attraversato recentemente l’isola, da l’Avana a Guantanamo, con una mia troupe per realizzare un documentario non banale sulla Revolucion nell’era di Obama, ed ho scoperto che non solo la Sanchez è pressocchè sconosciuta, ma perfino i tanti ragazzi latinoamericani e non che studiano a Cuba (perchè nei loro paesi non potrebbero farlo) alla Scuola di medicina latinoamericana o alla Scuola d’arte di Bayamo, come alla Scuola di cinema, o nella stessa Università di Stato, non capiscono che cosa vorrebbe dimostrare questa bolggera di cui io spiegavo l’esistenza e la risonanza in Italia.

Per anni io ho sentito parlare, per esempio, da parte dei radicali italiani e di quella parte di “eredi” del nostro PC ora pentiti, di “dissidenti” come per esempio l’associazione delle “Donne in bianco”. Bene, recentemente si è saputo che la leader di questo gruppo di opposizione alla Rivoluzione, Martha Beatriz Roque, prendeva una ricca prebenda mensile da Santiago Alvarez, un terrorista al servizio della parte più retriva degli anticastristi di Miami, recentemente arrestato e condannato a quasi quattro anni (poi ridotti a due anni e mezzo) perchè scoperto con una macchina piena di esplosivo che, a suo dire, doveva servire per alcuni attentati nell’isola.

Poichè Santiago Alvarez era in carcere, nei mesi in cui era ancora presidente Bush Jr, i soldi si è offerto di anticiparli il capo dell’ufficio di interessi del governo degli Stati uniti a l’Avana, Michael Parmly.

Non mi sono sorpreso perchè ogni anno della sua presidenza Bush ha stanziato milioni di dollari per “un cambio rapido e drastico a Cuba” (140 milioni nel 2007, 45, data la crisi economica, nel 2008).

Molti di questi soldi venivano rubati dalle presunte organizzazioni per la democrazia a Cuba (come ha scoperto Barack Obama ordinando un’indagine), ma evidentemente buona parte è servita per “ungere” chi poteva creare malessere nella società cubana, certo non perfetta e ancora non libera da contraddizioni.

Non siamo più nell’epoca in cui veniva messa in piedi contro la Rivoluzione, come nel 2003, una vera e propria “strategia della tensione” con dirottamenti di aerei e sequestri del ferry boat di Regla, ma c’è ancora uno sforzo palese per controbbatere il vento di simpatia, nei riguardi di Cuba, che attualmente spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati uniti.

Dispiace che tutto questo non lo abbia considerato anche l’Unità che, avendo fra i collaboratori un grande conoscitore delle nazioni a Sud del Texas come Maurizio Chierici, questa realtà la avrebbe potuta approfondire facilmente anche se, erroneamente, il giornale cita spesso Freedom House, un’agenzia sovvenzionata dai governi di Washington, come riferimento indiscutibile per dare le pagelle sulla libertà di stampa. E lo fa perfino con paesi, in questo settore più che carenti, come il Messico e la Colombia.

Perchè se a Cuba c’è la bloggera, in Messico o in Colombia, nazioni allineate sulle vecchie poltiche degli Stati uniti e dei farisei europei, l’eliminazione dei giornalisti non graditi ai regimi di Uribe e di Calderon che li governano, è uno sport ancora molto praticato e che, ogni anno, fa registrare una trentina di cronisti ammazzati (record mondiale).

A loro mai nessuno, però, ha chiesto di tenere una rubrica su Internazionale.

Fonte: www.giannimina.it

lunedì, maggio 04, 2009

Mostra di pittura contemporanea cubana,a Verona

La mostra di pittura si terra in Piazzetta Pescheria n.7, il 9-10 maggio.


Per maggiori informazioni : Giovanni Monzon:3493746379

sabato, aprile 25, 2009

Previsioni geopolitiche secondo un famoso politologo russo



LA PERESTROIKA DI OBAMA E LA DISINTEGRAZIONE DEGLI USA



Intervista a Igor Nikolaevič Panarin , politologo russo, membro in patria dell'Accademia delle Scienze Militari e della Commissione Elettorale Centrale (Consiglio Scientifico e Metodologico). È inoltre consulente del Comitato sugli Affari della CSI (Consiglio della Federazione), decano della Facoltà di Relazioni Internazionali dell'Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri (Mosca) e, presso la stessa, docente di Comunicazione di massa e relazioni pubbliche.


(Igor Nikolaevič Panarin: fonte foto Wikipedia)

Nell'estate del 1998, lei predisse per la prima volta il collasso e la disintegrazione degli Stati Uniti d'America entro il 2010. Quali elementi la persuasero ad avanzare allora tale ipotesi così originale, e quali l'hanno confortata nella sua opinione durante quest'ultimo decennio?

Nel maggio del 1998 predissi il default dell'agosto di quell'anno in Russia. Ma allora le mie previsioni non furono credute. Quando il default effettivamente si verificò presi ad analizzare la situazione economica nella Russia e nel mondo. In quel periodo mi stavo preparando a una conferenza sul tema “La guerra dell'informazione” in Austria, dove dovevo tenere una relazione. Sapevo che dei 400 partecipanti alla conferenza 150 sarebbero stati nordamericani. Per questo decisi di impiegare un esempio che si riferisse agli Stati Uniti per esporlo nella mia relazione. Cominciai dunque ad analizzare la situazione negli USA. Su mia richiesta mi furono preparati dati analitici molto dettagliati sugli Stati Uniti. E, ad un certo punto, dopo aver analizzato i dati, mi venne l'idea della possibilità della caduta degli Stati Uniti.

Concentrai la mia attenzione su alcuni aspetti negativi ciclici dell'economia statunitense che ricordavano il default russo. Chiesi che mi fossero preparati dati analitici approfonditi per gli Stati Uniti, perché all'epoca non ero ancora esperto di USA. Fui sconvolto da alcuni dati di quel paese (l'alto tasso di incidenti nell'aeronautica militare, l'enorme e crescente debito estero, il deficit di bilancio registrato per vari decenni e via dicendo). E così, dopo aver analizzato i dati, mi è venuta l'idea della possibilità di una divisione degli Stati Uniti in sei parti. Negli ultimi dieci anni la probabilità che la mia previsione si realizzasse non ha fatto che rafforzarsi. Nell'economia degli USA osserviamo un aumento a valanga del debito estero. Ricordiamo che il debito estero degli Stati Uniti all'inizio degli anni Ottanta era pari a zero. E adesso? Quando, nel 1998, nella città austriaca di Linz espressi per la prima volta la possibilità di un crollo degli Stati Uniti quel debito aveva superato i 2000 miliardi di dollari. Oggi è di oltre 11.000 miliardi di dollari! E continua ad aumentare incessantemente. Gli Stati Uniti non saranno mai nella condizione di ripagarlo.
La primavera del 2009 sarà il momento del crollo dell'industria automobilistica statunitense (nel gennaio del 2009 la vendita di automobili nordamericane è crollata del 50%) e di altri settori dell'economia reale. La nuova Grande Depressione accelererà. Per gli Stati Uniti l'apice della depressione si verificherà a ottobre-novembre 2009. Negli ultimi tempi ho perfino messo insieme i motivi per formulare l'ipotesi di una guerra civile sul suolo statunitense. Ma la questione è: quale forma assumerà? Molto probabilmente, tutto si manifesterà a livello regionale, come guerra economico-finanziaria, battaglia tra diversi gruppi economici. Adesso è stato eletto alla presidenza Barack Obama. E penso che questo sia un piano dei servizi segreti, dato che Obama incarna perfettamente l'immagine del nordamericano comune. Ha occupato quella carica solo perché lo Stato possa prendere tempo. Di fatto Obama è il Michail Gorbačëv nordamericano. Questa è una perestrojka, solo alla maniera statunitense. Gli analisti nordamericani hanno già capito che non è possibile salvare l'economia del paese, ma è necessario calmare e distrarre la popolazione, servirle il bel mito di un radioso futuro, perché non avvenga un'esplosione sociale.
La crisi finanziaria globale, la cui origine è negli USA, nel 2009 si ingrandirà enormemente. Non è un caso che il 26 gennaio del 2009 il vice presidente degli Stati Uniti J. Biden abbia detto che la situazione economica del paese si è rivelata peggiore di quanto ci si aspettasse con la nuova presidenza. Credo che a partire dal novembre del 2009 negli Stati Uniti potrebbero verificarsi una guerra civile e il crollo del dollaro, e nell'estate del 2010 la divisione degli USA in sei parti.
Osservando la situazione negli Stati Uniti mi sono persuaso che il nuovo presidente non riuscirà a condurre il paese fuori dalla crisi. Già non è più sicuro delle proprie forze. Bisogna tener conto del fatto che B. Obama ha pronunciato per ben due volte il giuramento dell'insediamento, una volta con la Bibbia e la seconda volta senza. Forse l'esultanza che ha caratterizzato la cerimonia ha in qualche misura messo in secondo piano il fatto che proprio nel giorno dell'insediamento del 44° presidente degli Stati Uniti si è verificato il peggiore crollo dei mercati. Il corso delle azioni sulle borse statunitensi nel giorno di insediamento di un nuovo presidente ha sempre mostrato una tendenza al rialzo. In casi simili il mondo finanziario riduce la propria attività: deve infatti osservare i segnali politici che provengono da chi comanda alla Casa Bianca, prendere tempo, attendere lo sviluppo degli eventi. Ma nel giorno dell'insediamento di Barak Obama le quotazioni dei titoli sui mercati fondiari sono scese improvvisamente del 4-6%. È un fatto senza precedenti nella storia degli Stati Uniti. Dimostra che il mondo degli affari non vede niente di nuovo nelle promesse di Obama e non crede nei vari e molto reclamizzati piani di salvataggio dell'economia. In un futuro non distante anche i comuni elettori sperimenteranno tale delusione. Questo insieme di elementi è sicuro sintomo di una profonda crisi nazionale, che molto spesso è la precondizione di sconvolgimenti radicali.
In questa situazione bisogna prestare attenzione anche a un fatto inaudito che è stato reso noto alla vigilia dell'inaugurazione: il direttore dello zoo di Washington [Morrel John Berry, n.d.r.], persona un po' stravagante, è stato nominato capo dell'ufficio personale dell'amministrazione del signor Obama. Si ha così lo zoo del signor Obama. Dal punto di vista del buon senso è assurdo. Un altro esempio dell'inadeguatezza della dirigenza politica statunitense: cinque governatori hanno chiesto a Obama 1000 miliardi di dollari per salvare l'economia dei loro Stati. Mentre G. W. Bush aveva stanziato solo 17 miliardi di dollari per il salvataggio di tutta l'industria automobilistica statunitense. Nel contempo, l'intero piano anticrisi pensato per tutto il paese è di 700 miliardi di dollari.
Sono convinto che la dirigenza nordamericana stia reagendo in maniera completamente sbagliata ai cambiamenti, e che gli analisti finanziari siano del tutto incompetenti. Lo conferma anche il fatto che il 26 gennaio 2009 il quotidiano britannico “The Guardian” abbia incluso A. Greenspan, che ha diretto per molto tempo la Federal Reserve, tra le 25 persone responsabili della crisi finanziaria mondiale. Tutto il sistema economico-finanziario degli Stati Uniti sta entrando in una situazione di stallo. L'analista statunitense [Bob, n.d.r.] Moriarty dice che l'economia del suo paese si sta avvicinando al punto di rottura. Ancora 2-3 mesi e ci sarà il collasso, e in autunno comincerà una guerra civile. Il collasso ci sarà perché il denaro smetterà di arrivare alle regioni, le banche già non si fidano più le une delle altre. In questa situazione chi nutrirà il 20% della popolazione che è costituito da invalidi, chi provvederà a fornire i sussidi agli appartenenti ai vari gruppi etnici che sono per la maggioranza disoccupati? Questa gente di certo scenderà nelle strade e si darà allo sciacallaggio, alle distruzioni. Inoltre milioni di persone stanno perdendo il lavoro, e anche la casa per insolvenza. In un futuro non lontano, già nel 2009, l'America potrebbe dover fronteggiare il problema di decine di milioni di senzatetto.
A tale proposito, sono convinto che la credibilità delle mie previsioni sul crollo degli Stati Uniti nel 2010 si rafforzi. Tutto va nella direzione di un crollo degli Stati Uniti. Il compito della dirigenza mondiale è di non permettere il crollo degli USA secondo il modello della Jugoslavia, ed è auspicabile che segua l'esempio della Cecoslovacchia. Che tutto si svolga tranquillamente, pacificamente e senza problemi.

La crisi economico-finanziaria in atto sta affliggendo non solo gli USA, ma tutto il mondo. Posto che a suo parere sarà esiziale per le sorti della federazione nordamericana, cosa prevede invece per gli altri paesi, ed in particolare per la Russia – colpita dal crollo dei prezzi delle materie prime?

La possibile disintegrazione degli Stati Uniti in sei parti richiede un'adeguata reazione e decise azioni da parte della Russia, per sfruttare le nuove opportunità allo scopo di rafforzare la sua influenza economico-finanziaria, geopolitica e in materia di politica estera sul mondo.

1. La Dottrina Pacifica globale della Russia (politica interna ed estera).
Il nostro paese necessita di regioni in grado di produrre grandi innovazioni tecnologiche, che facciano da traino allo slancio tecnologico russo e che vengano guidate da professionisti capaci di individuare forme ottimali di cooperazione internazionale e collaborazione economico-finanziaria e di garantire la realizzazione degli interessi nazionali ed economico-finanziari della Russia nel mondo. Il loro sostegno è il compito più importante dello stato russo. Una di queste regioni è il Territorio di Primor'e. Nel XXI secolo, conservando il suo valore politico-militare, la regione deve diventare un potente avamposto finanziario ed economico della Russia nell'Asia-Pacifico. Entro il 2012 il territorio può e deve diventare uno dei principali centri della finanza internazionale, centro di gravità per gli investimenti e i flussi innovativi della regione Asia-Pacifico e dell'America Latina. Il futuro politico della dirigenza russa e il successo dello slancio innovativo della Russia dipenderanno ampiamente dalla capacità dell'élite regionale del Pacifico di adattarsi – con l'appoggio del Cremlino – alla reale distribuzione delle forze nella politica mondiale. I tempi richiedono la creazione simultanea di potenti strutture analitico-informative e propagandistico-informative. Mi riferisco alla complessa componente analitico-informativa e ideologica che deve accompagnare il progetto di innovazione “Russia Pacifica - 2012”. Innanzitutto è necessario fornire un sostegno informativo-ideologico alla concezione delle “Cinque I”, volta a creare una società che sia favorevole alla vita delle persone e che assicuri alla Russia un ruolo di guida a livello mondiale (le “Cinque I”: istituzioni, infrastrutture, investimenti, innovazione e intelletto). Per quanto concerne le misure organizzativo-dirigenziali, va considerata la possibilità di creare un meccanismo (strumento) speciale nell'associazione tra Stato e settore privato che possa svolgere funzioni organizzativo-dirigenziali e analitico-informative. Lo si potrebbe chiamare convenzionalmente così: Tichookeanskoe Informacionno-Analitičeskoe Bjuro (TIAB, Ufficio Analitico-Informativo del Pacifico).
2. Graduale ritorno dell'Alaska alla Russia.
La Russia dovrebbe esprimere i suoi desideri all'Unione Europea e alla Cina, in quanto principali attori geopolitici dopo il crollo degli Stati Uniti, sulla questione dell'opportunità che l'Alaska torni a far parte della Russia. Va sottolineato che la Russia non si opporrà all'inclusione dell'America Atlantica (la zona di Washington e New York) nell'Unione Europea, né alla transizione delle isole Hawaii sotto un protettorato congiunto di Cina e Giappone.

3. Rafforzamento dell'influenza sullo spazio post-sovietico e sull'Europa Orientale.
Con il crollo degli Stati Uniti cesserà di esistere un importante attore geopolitico nello spazio post-sovietico. Ciò potrebbe condurre al vuoto e all'instabilità politico-sociale nella regione. È consigliabile che la Russia non permetta il rafforzamento di altri attori geopolitici nella sua storica sfera d'influenza geopolitica. Sarà necessario elaborare una nuova strategia politica per l'Europa Orientale, che dovrebbe essere realizzata ispirandosi in qualche modo alla dottrina Monroe dell'inizio del XIX secolo. La Russia dovrebbe dichiarare chiaramente e nettamente la propria intenzione di ritornare alla strategia geopolitica di Caterina la Grande nei rapporti con l'Europa Orientale. La realizzazione di una nuova strategia politica per l'Europa Orientale non dovrà però causare un peggioramento delle relazioni con l'Unione Europea. Per questo sarà necessario coordinare gli obiettivi della politica estera russa con la Germania, la Francia e l'Italia.

4. Rafforzamento dell'influenza russa nel Vicino e Medio Oriente.
А). Nel corso della guerra dell'agosto 2008 nel Caucaso, la Turchia ha adottato una posizione di sostegno alla Russia. Questo fornisce un'opportunità unica, dopo la disintegrazione degli Stati Uniti e la liquidazione delle basi militari americane in Turchia, per realizzare un accordo strategico sulle sfere di influenza tra Turchia e Russia. Uno dei punti dell'accordo dovrà riguardare l'amministrazione congiunta dell'Agiaria (in base all'accordo del 1921). B). Dopo il ritiro dei soldati statunitensi dall'Iraq, la Russia dovrebbe ristabilire la propria posizione economica e geopolitica nel paese.
C). Il ritiro delle truppe nordamericane dall'Afghanistan richiederà una decisa reazione da parte della Russia per garantire la stabilità in Asia Centrale. Sul territorio di questo paese potranno essere dispiegate le forze di pace della OCS [Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, n.d.r.], in base ai contingenti militari russo-cinesi.

5. Rafforzamento dell'influenza russa in Asia Meridionale.
La Russia dovrebbe cercare di diventare il principale arbitro della disputa tra India e Pakistan. Per questo è consigliabile intensificare considerevolmente la cooperazione economica con questi paesi. Sarà anche opportuno coinvolgere l'Iran e la Cina (in fasi distinte del processo di stabilizzazione).

6. Intensificazione dell'attività russa in America Latina.
Il compito della Russia è rafforzare quanto più possibile la propria influenza. Abbiamo già un piano strategico volto a rafforzare la cooperazione con l'America Latina, nella quale svilupperemo le nostre linee guida in tre direzioni cruciali: Brasile, Venezuela e Cuba. Sono questi i paesi nei quali dovremmo indirizzare colossali sforzi economici e ideologico-informativi.
Nel 2010 dovremmo ripristinare la stazione radiolocalizzatrice sull'isola di Cuba. Sarà una mossa giusta e naturale per la politica estera russa. La base ci aiuterà a risolvere non solo i problemi politico-militari del mondo, ma anche quelli economici. Nell'incontro di dicembre tra i 33 capi di Stato latinoamericani, il primo a svolgersi senza la partecipazione degli Stati Uniti, il presidente del Messico Felipe Calderon ha proposto la creazione di un'organizzazione chiamata “Unione degli stati dell'America Latina e del bacino caraibico”, la quale agevolerebbe il cambiamento politico ed economico nel continente. Se venisse costituita una simile organizzazione la Russia dovrebbe fare il possibile per diventare suo socio strategico nei settori economico e ideologico-informativo.

Dopo l'ipotetica disintegrazione degli USA, il nuovo ordine mondiale sarà multipolare, ovvero una qualche potenza (ad esempio la Cina) potrà almeno provare a sostituirsi a Washington nel ruolo di unica superpotenza? Più in generale, la fase internazionale caratterizzata dal collasso degli USA e dalle sue ripercussioni, avrà carattere di pacifica transizione, oppure possiamo aspettarci conflittualità e vere e proprie guerre (siano esse “fredde” o “calde”)?

Nel gennaio del 2009 sono stato a Pechino, dove ho tenuto una serie di conferenze e ho incontrato alcuni importanti analisti cinesi. A mio parere, la Cina sarà la potenza-guida del XXI secolo. La dirigenza cinese sta attualmente sviluppando diversi modelli di condotta della Cina legati all'intensificarsi della crisi finanziaria globale. Viene presa in considerazione anche l'ipotesi secondo la quale nel novembre del 2009 negli Stati Uniti potrebbero verificarsi una guerra civile e il crollo del dollaro, seguiti nell'estate del 2010 dalla disintegrazione degli Stati Uniti in sei parti. Per ora la probabilità che tale scenario s'avveri non viene stimata oltre il 25%. Ciononostante gli analisti cinesi hanno avviato l'elaborazione concettuale di un modello strategico per la Cina in caso di crac del dollaro e di crollo degli Stati Uniti. L'autore è convinto che la stabilità e la prosperità della Cina nel XXI secolo possano essere conseguite solo in condizioni di alleanza strategica con la Russia. È la Russia a rappresentare per la Cina un alleato e un partner strategico. Fu l'URSS, nel XX secolo, ad aiutare la Cina affinché non si ripetesse il genocidio del suo popolo avvenuto nel XIX secolo. L'alleanza strategica russo-cinese è in grado di garantire stabilità al mondo dopo il crollo degli Stati Uniti. Allora la probabilità di conflitti internazionali sarà ridotta al minimo.
Negli ultimi tempi si sono considerevolmente intensificati i contatti tra le dirigenze della Russia e della Cina (cinque incontri ad alto livello nel 2007 ed altrettanti nel 2008). Va osservato che il numero cinque è altamente simbolico: cinque sono i ponti nel palazzo imperiale di Pechino, il cinque è un numero fondamentale nella visione del mondo dei Wu Xing. L'avvio, il 29 dicembre 2008, di una “linea diretta” tra i ministri della difesa della Russia e della Cina, rappresenta l'avvio di una più stretta collaborazione politico-militare tra la Russia e la Cina per garantire la stabilità in Eurasia e nel mondo. Va rafforzato il meccanismo delle consultazioni sulle questioni relative alla stabilità strategica, che è diventato un fondamentale canale di coordinamento della collaborazione russo-cinese in questa sfera. L'industria cinese e l'intelletto russo dovrebbero integrarsi. Negli ultimi anni è stata notevolmente intensificata la cooperazione russo-cinese nei campi economico-commerciale e negli investimenti (con una crescita di oltre il 40%). È necessario impegnarsi per raddoppiare gli scambi commerciali nei prossimi due anni. Andrebbero inoltre intensificati i legami culturali e informativi, che riceveranno ulteriore impulso dalla celebrazione nel 2009 dell'Anno della cultura russa in Cina e nel 2010 dell'Anno della cultura cinese in Russia. Le posizioni della Cina e della Russia sulle principali questioni dell'attuale ordine mondiale e sui fondamentali problemi internazionali coincidono o sono molto vicine. Ciò fornisce un'occasione unica per progettare insieme una politica estera volta ad assicurare la stabilità mondiale.
L'alleanza strategica con la Russia permetterà alla Cina di risolvere gradualmente il problema dell'unità del paese. La riunificazione rappresenta l'obiettivo cruciale della Repubblica Popolare Cinese in termini di politica estera, del quale si è ripetutamente parlato durante le sedute del Partito Comunista cinese. La posizione della Russia sulla “questione di Taiwan” è fissata nell'Accordo sul buon vicinato, l'amicizia e la cooperazione del 2001, in base al quale esiste solo una Cina: il governo della Repubblica Popolare Cinese è l'unico governo legittimo e rappresenta tutta la Cina, di cui Taiwan è parte integrante. Il crollo degli Stati Uniti accelererà notevolmente i processi di integrazione tra la RPC e Taiwan iniziati nel 2008. Un nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, la Cina Unita, potrebbe divenire realtà già il 1° gennaio 2011. Nel 2010, conservando la sua stabilità interna, la Cina potrebbe intraprendere la creazione della comunità cinese del Pacifico. Nel 2009 comincerà l'elaborazione di una nuova dottrina ideologica della RPC: la Dottrina della prosperità economica comune dei paesi della regione del Pacifico, basata su tradizioni nazionali e spirituali (umanitarismo, giustizia, ordine e stabilità, buon senso, sincerità e onestà). L'Australia e le Hawaii, che rientreranno nella sfera di influenza della Repubblica Popolare Cinese dopo il crollo degli Stati Uniti, e anche Hong Kong, potranno e dovranno diventare entro il 2012 grandi centri internazionali, snodi cruciali in grado attirare i flussi degli investimenti e delle innovazioni della regione Asia-Pacifico e dell'America Latina.
А) Hong Kong – accumulazione dei flussi finanziari degli Stati ASEAN.
B) Australia – organizzazione dell'interazione finanziaria con i paesi del Commonwealth britannico e del Golfo Persico.
C) Hawaii – coordinamento dei flussi degli investimenti e delle innovazioni con l'America Latina e la Repubblica Californiana (in collaborazione con il Giappone).

Per quanto riguarda la creazione della Comunità cinese del Pacifico nel 2010, la Cina dovrebbe esprimere i propri intenti all'Unione Europea e alla Russia, in quanto principali attori geopolitici dopo il crollo degli Stati Uniti, a proposito dell'opportunità del suo dominio sul litorale pacifico dell'America. La Cina, nel settore dell'associazione strategica con la Russia, dichiarerà la legittimità del ritorno dell'Alaska alla Russia. La Cina non obietterà all'inclusione dell'America Atlantica (zona di Washington e New York) nella composizione dell'Unione Europea. Le questioni relative al passaggio delle Hawaii sotto il protettorato congiunto di Cina e Giappone dovranno essere oggetto di accordi specifici con il Giappone.

fonte articolo: eurasia