sabato, marzo 15, 2008

La politica Estera Cubana in Africa.


Ritorno ad un articolo scritto da un opinionista che non vede differenze tra l'intervento di Castro in Africa e quello di Benito Mussolini. Anzi, le differenze ci sarebbero eccome: Mussolini era coerente e sincero negli intenti di conquista dell'impero per gli italiani, mentre Fidel avrebbe nascosto le proprie mire nazioliste dietro un velo d'ipocrisia e di falso altruismo.
Quindi meglio non fare di tutta l'erba un FASCIO, come "farebbero" gli storici anglosassoni nel classificare neonazismo ed il comunismo sotto il comun denominatore, totalitarismo.


nella foto: Fidel Castro e Jose Eduardo Dos Santos, presidente dell'Angola.


Eppure fare i conti con la storia vuol dire procedere a ritroso e poi ripercorrere gli eventi passati che hanno determinato la situazione attuale.
E qui le differenze si percepiscono eccome, anche agli occhi più disattenti.

Già nel 1512 vi sono documenti ufficiali che testimoniano la tratta di schiavi africani nell'isola. Nel 1533 avvengono le prime storiche rivolte di "negros horros" ed indios contro il governatori spagnoli dell'epoca.

Nel 1555 la popolazione nera supera già, stando ai censimenti disponibili, quella bianca.

Nel XIX secolo sono oltre 800 mila gli schiavi introdotti a Cuba. Si stima che in totale siano stati traghettati verso l'Isla oltre un milione e 300000 africani, che hanno venduto la loro libertà in nome d'una dura ed indegna sopravvivenza.

I bozales erano gli schiavi appena arrivati, trattati come selvaggi, quasi come animali.
Una parte degli schiavi riduceva la propia sofferenza lavorando presso qualche facoltoso, mentre la maggior parte doveva adattarsi alla ben più dura realtà dei coltivatori della canna e delle piantagioni del caffè (cafetal).

La storia del popolo cubano è la storia di tantissimi schiavi che in un modo o nell'altro si sono legati a questa terra, trasformandola da luogo di depravazione dei più elementari diritti a terreno fertile dove partorire la propria sete di libertà, far crescere i propri diritti.

Quando i dirigenti del Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola (MPLA) nel 1983 chiesero aiuto ai fratelli cubani per difendersi dall'assalto neonazista alla capitale Luanda, i Castro non esitò ad intervenire prontamente.

Ancora oggi il Congresso Nazionale Africano (ANC) ha reso omaggio al leader cubano qualificandolo come una leggenda viva.
“Il popolo cubano, con la direzione del presidente Castro, si è compromesso nella liberazione del popolo oppresso dell'Africa, particolarmente del Sudafrica”, sottolineò la dichiarazione dell'ANC, ricordando che circa 300.000 soldati cubani contribuirono all'indipendenza dell'Angola ed alla caduta del regime dell’apartheid. “Non hanno contribuito solo alla trasformazione del nostro paese, ma hanno continuato ad appoggiare i nostri sforzi di ricostruzione e sviluppo inviando i loro medici”. [1]

Secondo Castro l'intervento in Angola ( e l'aiuto ai sandinisti) non è stata una contraddizione al suo pensiero, secondo il quale "una rivoluzione vittoriosa non deve spingere alla rivoluzione altri paesi". Infatti vanno distinte condizioni soggettive da quelle oggettive.
In alcuni paesi queste condizioni oggettive erano addirittura più evidenti che a Cuba. In altre parole soprusi, saccheggi ed ingisutizie, repressioni ed appropiazione indebita , sono tutti fattori oggettivi che però sono rimasti fine a sè stessi, non determinando alcuna organizzazione per un cambiamento importante. Non sono emerse le condizioni soggettive.
In Nicaragua, in Salvador queste condizioni soggettive sono sorte e Cuba altro non ha fatto che appoggiarle e sostenerle.
In Angola, si è intervenuti su questa linea, per far fronte all'avanzata verso la capitale di un popolo che aveva appena ottenuto la propria indipendenza dal colonialismo portoghese e che già si vedeva costretto a lottare senza troppe chance, contro la truppa razzista sudafricana. [2]

La differenza è sostanziale quindi: Cuba aiutò l'Angola a difendere l'indipendenza ottenuta con le proprie forze (condizioni soggettive) e non a conquistarla
E' qui la non contraddizione:

"Sostengo quindi che la Rivoluzione non si può esportare. Questa tesi non è in contraddizione con l'aiuto solidale che in alcune circostanze viene concesso".



*1 : Granma, «Personalidades mundiales elogian altura política de Fidel», 21 de febrero de 2008.
*2: Gianni Minà: Intervista a Fidel Castro


ndr: l'articolo sarà presto disponibile anche sul nostro nuovo sito (in costruzione), www.italiacuba-verona.it

3 commenti:

Antonio Candeliere ha detto...

bel post

nullo ha detto...

come è andata a Venezia la presentazione del libro del terrorista di Miami ? Ciao. Giacomo

Luca ha detto...

Ciao Antonio,
ti ringrazio per il complimento.

Ciao Giacomo,
purtroppo non sono riuscito ad andare alla presentazione di Valladares, ma credo che Paolo ci sia stato quindi giro la domanda a lui.

Luca.