IL TENTATIVO DI RISCATTO DELL'AMERICA LATINA
Il 15 aprile 2008 alle ore 21.00 si è svolto a Verona un importante evento culturale, organizzato dall’Associazione ItaliaCuba di Verona intitolato “Cuba e l'America Latina – una realtà in continuo cambiamento”.
Ospite della serata, Aleida Guevara, figlia del “guerrigliero eroico”, medico allergologo e pediatra presso l'ospedale pubblico di La Havana.
Dopo le dovute presentazioni, è stata brevemente ricordata la figura di Gino Donè “Paro”, partigiano italiano, lavoratore instancabile e unico europeo ad accompagnare Fidel, Camilo ed Ernesto sul Granma, condividendo con loro gli stessi ideali rivoluzionari.
Il riassunto della sua lunga vita e la recente morte, avvenuta in provincia di Treviso il 24 marzo di quest'anno, hanno creato commozione nel presentatore, ma anche in quanti conoscono, per averne letto le imprese, la sua forza e il suo coraggio. Un ricordo dovuto, quindi, a questo guerrigliero, che rappresenta egli stesso un legame tra Italia e Cuba, come ha ricordato poco dopo anche Montes.
Prima che Aleida potesse iniziare il suo discorso sul tema oggetto della serata, gli organizzatori della conferenza hanno mostrato un video di quindici minuti, in lingua spagnola (ICAIC Cuba, Università de S. Martì – Argentina, Centro Studi Che Guevara – Cuba).
Al di là del contenuto, non sempre di facile comprensione, hanno colpito le immagini iniziali di catastrofi umane (la bomba atomica, la distruzione di villaggi, bambini malati, affamati, in lacrime accanto al corpo inerte delle madri) e, successivamente, la voce calda del Che, i suoi occhi spalancati nella rigidità della morte, il filmato originale di famiglia e il minuto di assoluto silenzio con l'immagine del viso, a tutto schermo, di Ernesto Guevara, ripreso mentre probabilmente ascoltava una conversazione, rivolto di lato, quasi a guardare con dolcezza la figlia, fuori dallo schermo, e girato verso il pubblico, quasi si stesse guardando intorno e ci potesse vedere.
Ancora con quelle immagini forti e dolci nella mente, è arrivato finalmente il momento in cui Aleida Guevara, alzandosi dal suo posto sulla pedana, si è diretta verso quello che scherzosamente ha definito il “leggio di una chiesa” e ha iniziato a parlare.
Aleida ha introdotto il suo discorso evidenziando, innanzitutto, il cambiamento attuale che l'America Latina sta subendo, attraverso il tentativo di attuare una giustizia sociale, a fondamento del pensiero degli scrittori Bolivar e Martì, e battendosi per un'unità non solo di moneta, ma basata principalmente su valori di giustizia, solidarietà e aiuto reciproco (una lotta per la pace). La donna ha subito precisato che la sua non è la visione di uno specialista, ma di una donna, di una cittadina del mondo, di un medico.
Un esempio di tale cambiamento è il Venezuela, governato dal discusso presidente Ugo Chavez. Eppure, come lei stessa ha raccontato, l'esigenza di conoscere da vicino una realtà complessa come quella venezuelana l'ha portata ad intervistare personalmente il presidente e a confrontarsi con le sue idee.
Questo per dire che nell'incontro tra le nazioni è fondamentale non cadere nell'errore comune di giudicare senza aver prima provato a conoscere veramente le loro culture, e per fare ciò c'è bisogno di umiltà e di profondo rispetto dell'altro. Si devono ridurre le distanze, ma non imporre la propria visione, perché il cambiamento viene dal cuore di una nazione e non può essere esportato o applicato con la violenza e l'invasione. Semmai, ha continuato Aleida, si può chiedere ad un Paese “perché non adotti quel dato sistema politico?”, poi, c'è spazio solo per l'autodeterminazione di quel popolo.
L'America Latina è un complesso di culture, una mescolanza di persone di origine diversa, europea e autoctona, e più avanti nel tempo anche africana e asiatica: è difficile conoscere una realtà così complessa e la soluzione trovata da alcuni Paesi latino-americani è di cercare criteri comuni per una unità dell'America Latina. Essa non ha bisogno di sentirsi dire come risolvere i propri problemi, ma di essere aiutata nel farlo, decidendo essa stessa la propria strada.
La difficoltà di arrivare a questa unità è dovuta a motivi anche interni, alle divisioni tra ricchi e poveri, e la realizzazione di un tale progetto necessita certamente di un lavoro lungo, che richiede, prima di tutto, che ognuno getti i pregiudizi con cui è stato educato.
Poi, Aleida ha affrontato la delicata questione dell'alfabetizzazione delle persone, che non significa solo sapere l'alfabeto, ma imparare ad analizzare delle problematiche e ad avere una coscienza critica rispetto alla realtà. Solo così la persona e collettivamente un popolo possono reagire alle umiliazioni, alla manipolazione e alla prevaricazione da parte del più forte, che, invece, trova vantaggio nel mantenere l'ignoranza altrui (la disinformazione è pericolosa).
La sfida è raggiungere gli umili, che in Sud America è per la maggior parte rappresentata da indigeni, da sempre sfruttati fisicamente e moralmente.
Una corretta informazione, secondo la donna, renderebbe più facilmente raggiungibile questo obiettivo.
Aleida ha così riassunto gli obiettivi principali contenuti nella prima parte del suo discorso:
1) alfabetizzazione (progetti “Io sì posso”, “Alba”, che mira all'integrazione culturale latino-americana, in risposta all'Alca sul libero commercio Nord-americano);
2) informazione, sanità ed istruzione gratuite, quali diritti da restituire ai popoli;
3) convincere il popolo che si può vivere diversamente.
Aleida, quindi, ha coinvolto il pubblico, invitandolo a riflettere su chi può dare il denaro necessario per garantire la gratuità dei servizi basilari: non il banco mondiale, né il fondo monetario internazionale, ma noi stessi, salvaguardando le ricchezze del proprio Paese e diventando autosufficienti, in grado di gestire le nostre risorse, a vantaggio del nostro popolo.
Per poter spiegare il livello di sfruttamento dell'America Latina da parte di imprese multinazionali straniere, la donna ha riportato due esempi efficacissimi.
Il primo riguardava una ditta canadese, venuta ad estrarre rame in Ecuador con il metodo della pressione dell'acqua sulla roccia, vietato dal governo del Canada per il forte impatto ambientale; il secondo raccontava di una multinazionale australiana, andata nell'Amazzonia brasiliana a piantare eucalipti per la produzione di carta, poiché tale coltivazione era proibita dal Paese di provenienza per rischio desertificazione della terra.
Eppure, ha aggiunto Aleida, la terra è di tutti, tutti soffriamo le conseguenze di uno sfruttamento selvaggio del pianeta. E l'errata informazione crocifigge il tentativo dei movimenti che cercano di difendere il proprio territorio, non approfondendo le ragioni della loro lotta e santificando le multinazionali dello sfruttamento.
Come rompere questa catena? Cooperare per evitare una catastrofe umana o la guerra, avvicinando le realtà di ciascun popolo, e mettendo al centro di ogni questione il bene dell'essere umano.
Aleida ha parlato anche del fatto che oggi le parole “comunismo” e “capitalismo” sono considerate parole negative, ma che si tende a dimenticare che dopo duecento anni di capitalismo l'80% dell'umanità vive ai limiti dell'esistenza, per cui anch'esso è un metodo fallace, che non è stato in grado di risolvere tutti i problemi.
Il discorso ha toccato anche il tema sull'organizzazione politica e sui traguardi ottenuti in diversi settori da Cuba: pur con le sue contraddizioni e forti problematiche, il suo Paese di provenienza, fondato sul pensiero socialista e governato da un unico partito, con elezioni a livello di popolo, si è guadagnato dopo la rivoluzione il diritto di vivere autonomamente, senza dover sottostare al placet di altri Stati, soprattutto di quello statunitense.
Per costituzione, le terre cubane non possono essere vendute ad imprese straniere, mentre i numeri sulla mortalità infantile (4,8 su 1.000) e sull'educazione (34.000 medici cubani in Venezuela, 4.000 in Bolivia e in molti altri Paesi), oltre alla gratuità di sanità ed istruzione scolastica, testimoniano un livello di sviluppo superiore ad ogni altro Paese dell'America Latina.
L'ultimo tema toccato da Aleida, è la necessità di essere coerenti con le proprie idee e i propri valori. Ha incitato le persone del pubblico a non essere indolenti, ma a rischiare, ci sono “uomini come il Che che lo dimostrano tutti i giorni”. Bisogna amare se stessi e, prima ancora, l'essenza di umanità della società da cui veniamo.
Prima di chiudere il proprio intervento, Aleida ha voluto ricordare il caso dei cinque cubani, che hanno sacrificato la propria vita per infiltrarsi tra la mafia cubana di Miami per raccogliere dati e partecipare alla corretta informazione. I cinque, considerati ormai degli eroi nell'isola, sono stati imprigionati dal governo statunitense, rinchiusi per mesi in celle di isolamento e privati di ogni diritto, e sottoposti ad un processo palesemente manipolato.
Al discorso della donna, è seguito un lungo e caloroso applauso.
Quindi, le sono state rivolte domande da parte del pubblico, attraverso le quali Aleida ha potuto approfondire alcuni dei temi affrontati e ha ricordato la figura di suo padre.
In particolare, ha denunciato l'embargo, che, ha precisato, a Cuba chiamano “blocco”, poiché si tratta non solo dell'interruzione di ogni rapporto commerciale degli Usa con l'isola, ma di una pratica illegale con cui il governo statunitense impedisce anche ad altri Paesi di commerciare, minacciandoli di interrompere i rapporti economici con essi e privando così la gente che vive sull'isola di rifornimenti e di medicinali (molti brevetti di farmaci sono statunitensi).
Contestualizzando tale situazione all'attualità Nord-americana, la donna ha detto che non basta un cambio di presidente, dove tra l'altro gli attuali candidati alle primarie non propongono niente di interessante per la questione cubana, ma è necessario che sia il popolo statunitense a decidere di mutare questa situazione.
Ha, inoltre, ricordato l'importante aiuto della MEDICUBA EUROPA (www.medicuba-europa.org), a cui l'Associazione di amicizia Italia-Cuba invia fondi, che fornisce Cuba dei principi attivi attivi per la realizzazione locale di medicinali.
Infine, Aleida ha lanciato un consiglio finale per la costruzione di una sinistra vera in Italia: premesso che essa deve essere il frutto del lavoro e della riflessione del nostro Paese, secondo Aleida bisogna che essa 1) non si separi dai problemi del popolo; 2) sia vicina agli umili e ai giovani; 3) sia fondata su concetti comuni, in grado di attribuire unità ai diversi partiti che la compongono; 4) sia coerente con le proprie idee per avere credibilità e fiducia.
La sinistra deve avere un unico compromesso: essere veramente utile al popolo!
Martina Simion
6 commenti:
Ciao a tutti...
lascio questo commento perchè ho appena notato che nell'elenco dei 100 del Time c'è Yoany Sanchez...
"The World's Most Influential People"
cosa ne pensate?
per il primo maggio sono andato a punzecchiare il blog...
e penso che rispetto al premio, che chiaramente è solo per pura propaganda, ho notato questo:
La Yoany, o chi per lei, posta un articoletto, un classico contributo alle discussioni da strada... piccola provocazione popolare: "chi paga la vernice dei cartelli del corteo del primo maggio?"
I commenti, arrivano velocemente sopra i 2000.
Facendo un conto veloce non ci sono più di una cinquantina di cybernauti, per lo più cubani all'estero, divisi tra balseros, marielitos e gusanos del '59 e qualcuno di quelli che si sono esiliati volontariamente.
Per la maggior parte gli interventi sono di carattere personale, interagiscono tra di loro, come fossero in una chat.
Altri, pochi per la verità, tentano di fare una discussione aperta e dibattere veramente l'articolo in questione.
Molti altri commenti sono ripetuti più volte, come i "complimenti per aver vinto il premio",
Yoani non interviene mai, forse non ne ha i mezzi per restare in linea, ma chiaramente è un webmaster esterno che posta nel blog, forse articoli che arrivano via e mail...
Sorge il dubbio che lei sia solamente una prestanome... boh...
in realtà nessuno interagisce con lei, e lei in ogni suo nuovo articolo sembra non fare mai riferimento a quelli vecchi.
Detto questo credo che, come contenuti, realmente abbia poca influenza, a parte il grande richiamo mediatico e i numeri
veri o falsi che siano, fanno clamore... per questo dopo aver postato una decina di volte... me ne sono andato per non partecipare alla "sagra delle banalità"..
Condivido in pieno ma l'impatto mediatico e' grande e agli occhi della maggioranza della gente prevale proprio quello che e' imposto dai media: la ferocia della dittatura, l'oscurameno del blog di una che vuole liberamente esprimere una semplice opinione(che non e' mai stata censurata)...e cosi' via. Qui in Italia ,poi, da quando e' apparsa a "le iene" pare che di Cuba esista solo questo aspetto.
Anche io di tanto in tanto faccio una capatina sul blog di Yoany ma non vi trovo niente di coinvolgente, scarsi i contenuti
e come dici tu, in effetti non ha grandi interlocutori e lei non interviene mai. Gli articoli che lei pubblica ogni giorno sono chiacchiere da strada e non vengono mai toccati argomenti concreti e le migliaia di persone che postano sul blog lasciano commenti astratti poco legati tra loro.. pero' sono, appunto, migliaia e questa esplosione mediatica dove portera'? speriamo davvero alla sagra delle banalita'...
besos Robby
... quello che secca è che grazie a questo premio si diffondano universalmente notizie che creano falsi miti
"Grandissima Yoani,
grazie alla rivista Time il tuo coraggio
è universalmente riconosciuto..."
..copia incolla dal blog stesso...
mah...sono sconcertata...
Per Luca:
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=6674
Ciao Mirko.
Ho letto l'articolo. Interessantissimo...grazie ancora
Ti dico quel che penso io su...come si chiama...Yoany?
Sarò lapidario. La colpa della sua fama è dovuta agli anticastristasti ed allo stesso modo ai castristi, che sorreggono il gioco ai primi andando a polemizzare e replicare a gente cui non interessa sapere cos'è sincero, reale veritiero e cosa non lo è.
Posso accettare il risalto dato dagli acerrimi nemici della Rivoluzione, che non sapendo a quale paladino attaccarsi, eleggono portavoce un nulla.
Ma noi...direi di non stare al gioco. Per questo non scriverò, dal canto mio, mai alcun pezzo criticando o tessendo lodi per questo NIENTE.
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